Bruciano le stelle

Stelle
che bruciano.
Alte
nel cielo
non
fanno altro
che
guardarmi.
Freddo
sulla pelle
e
non sono
altro
che stella
io
stesso.
Brucio
e
ti guardo.

Annunci

E se per un attimo tutto questo dolore non esistesse?

Si sveglia. Sono le 7.00 del mattino di domenica.
Cazzo.
Le 7.00 del mattino!
Qualsiasi persona si sarebbe ributtata nel letto, le coperte sono calde, fuori fa pure freddo. Starsene in quel guscio è la cosa più rassicurante che esista, un abbraccio di madre, pare che il tempo non sia mai passato e invece.
Si alza, ha da fare; ecco perché ha messo la sveglia alle 7.00. Deve andare dall’altra parte della città, ha da fare.
Si lava la faccia ad occhi chiusi dal sonno, mangia ad occhi chiusi, si veste ed esce, sempre ad occhi chiusi. Non dice una parola, anche questo lo fa ad occhi chiusi.
Venticinque fermate di metro!
Nessuno le avrebbe mai fatte di domenica mattina, nessuno. Ma a lui la metro piace tanto, si incontra sempre qualcuno di interessante da osservare: un ubriaco che urla, una coppia che parla, un tizio con gli occhiali che li deformano gli occhi a tal punto da risultare due palle enormi su un viso piccino.
E ci si immerge nella loro vita;
“Ti ricordi Boruni che veniva con noi a scuola? Un vero coglione”
“Caro, che ore sono?”
“Scusi potrei passare?”
“Caro, ti ho chiesto l’ora, per favore”
“Ah, già me lo ricordo anch’io Boruni, già un coglione. Ma anche Tringhoni era un cretino se ricordi”
“Cazzo, è la terza volta che ti chiedo l’ora!! Sempre con quel cellulare, a chi scrivi sempre eh?! Scometto che è quella stronza che vedi in palestra!!”
“Veramente, Tringhoni è diventato mio cognato”
“Davvero? Non ne sapevo nulla..”
Venticinque fermate così, uno spettacolo. 

Scendo, lei mi aspetta.
La vedo, ha anche lei gli occhi chiusi dal sonno.
“Cazzo, la giornata è partita di merda! Entro in bagno e mi casca una mensola in testa, per fortuna non mi sono fatta niente e poi, prima di uscire anche l’attaccapanni, sono un disastro.”
Sorrido, sorride.
Saliamo a casa sua e lei mi propone un caffè.
“Ottima idea”
Mi metto a farlo io così lo faccio un po’ più forte.
“Come stai allora?” la guardo
“Benino..” mente
Beviamo il caffè, parliamo poco ma ci basta. A volte le parole non servono a nulla. Fumiamo e raccontiamo qualche cazzata, giusto per sdrammatizzare, per non pensarci.
Mi chiede se voglio restare per pranzo, accetto volentieri. Non ci sono altri posti dove vorrei essere suppongo.
Mangiamo quel che capita e continuiamo a dire cazzate, come se dovessimo ignorare la cosa, il problema di fondo. Come se il nostro parlare d’altro fosse un fiume in piena che nasconde un enorme scoglio sul fondo, che rimane ancorato al suolo.
Ridiamo scherziamo, non ci pensiamo allo scoglio. Può aspettare.
Mette a posto i piatti nel lavello, le do una mano e per scherzare faccio finta di colpirla con l’anta del ripiano sulla testa.
“Non c’è due senza tre mia cara!” rido ricordando i due colpi in testa che ha già preso in giornata.
“No, non è il momento” sorride, imbarazzata. Chissà perché, non capisco e lascio perdere.
Il pomeriggio passa anche se non vorremmo.
Arriva il buio, anche se sono le cinque del pomeriggio. Mi ha sempre affascinato questa cosa, mi pare di vivere di più la giornata.
Ci mettiamo sul divano, consapevoli entrambi.
Scherziamo, il flusso d’acqua continua a passare sopra lo scoglio ma sappiamo che c’è, non passa inosservato.
Lei ride, io pure. Ci agitiamo e il flusso d’acqua aumenta, aumenta sempre più e noi in mezzo a lui senza sapere dove andremo a finire o forse lo sappiamo ma non vogliamo dirlo.
Lei ride, io pure e…
mi bacia.
Vado a finire di faccia contro lo scoglio, senza neanche tentare di mettere le mani in avanti per proteggermi.
Ci stringiamo, sempre più.
E se per un attimo tutto questo dolore non esistesse?
Fermate gli orologi, serrate le finestre e acquietate il vento, per un attimo è morto il nostro dolore. Fate di quest’attimo il vostro pensiero.
La prendo e da sopra di me la metto stesa sul divano e..
“Ahi cazzo! che male!” prende una botta in testa sul bracciolo di legno del divano.
“È questo il momento giusto…non c’è due senza tre” la guardo.
Scoppiamo tutti e due in una grossa risata.