Waiting for

Un caffè caldo. Il fumo che esce dalla tazzina crea un vortice perfetto, lento, sempre lo stesso.
Il tavolo di legno sporco e quella tazzina di caffè color arancione che sta ferma, immobile.
– Vuole altro?
– No, grazie
– Abbiamo l’offerta caffè e brioches a un euro e cinquanta
– Non voglio altro, grazie.
Accenno un sorriso, così se ne va.
– Se aggiunge la spremuta sono solo 30 centesimi in più”
Sto zitto, così capisce che ha rotto il cazzo.
La cameriera si allontana. Meno male.
Prendo la settimana enigmistica e la apro, leggo subito “Forse non tutti sanno che…”, ho una forma morbosa per certe cazzate. Da bambino guardavo ogni televendita che passava in tv; ogni volta facevano vedere le stesse cose e io restavo affascinato ogni fottuta volta, le guardavo come se fossero un miracolo. Sono sempre stato un tipo strano, lo ammetto. Però, in fin dei conti sono passato dalle televendite a “Forse non tutti sanno che…”, credo che sia un progresso.
– Ah mi sono dimenticata di portarle lo zucchero
la cameriera è ritornata
– Non ha importanza, lo bevo amaro il caffè
sorrido
– Fa bene a non metterlo, sa?
– Lo so.
– Vuole un bicchier d’acqua?
Respiro per evitare di urlare “Vai via cazzo?!”, capisco che possa prendersela e non voglio attirare l’attenzione, non mi piace.
– Io glielo porto, non si sa mai.
Si avvicina e con un gesto d’intesa mi dice: – questo lo offro io!
– Allora grazie!
sorrido, così se ne va.
Continuo a leggere e intanto accarezzo la tazzina e confondo le mie dita nel fumo caldo, e aspetto.
I rebus non gli ho mai capiti, provo a fare un cruciverba ma mi annoio dopo tre definizioni. Chiudo tutto e guardo fisso davanti a me. La verità è che mi annoio e sono inquieto. Come quando non riesci a dormire la notte, ti continui a girare nel letto e ti sembra che non esista più una posizione comoda per dormire.
A me sembra che non esista più una posizione comoda per vivere.
– Ecco la sua acqua! La voleva naturale vero? Scusi non gliel’ho neanche chiesto, che sbadata.
Ride anche se non c’è niente da ridere.
– Si, naturale va bene, grazie.
– Ma aspetta qualcuno?
– Forse.
– Come “forse”? Non sa se sta aspettando qualcuno?
Mi giro un po’ verso di lei – Non so se quel qualcuno arriverà mai, è per quello che ho detto “forse”; se la persona che aspetti potrebbe non arrivare mai tu rimani “uno che sta aspettando” o diventi un illuso?
Silenzio. La sua faccia traduce tutta la sua idiozia.
– Non importa. Grazie per l’acqua.
– Prego
Bevo il caffè di botto, ormai è tiepido. Guardo fuori, sta iniziando a piovere, si vede che tira un vento freddo; seduto qui mi sento protetto e per un attimo chiudo gli occhi e sospiro.
Un illuso.
Mi alzo, mi infilo il cappotto e vado a pagare.
– Ha finito di aspettare?
La cameriera è quasi sbigottita.
– No, ma si è fatto tardi. Andrò ad aspettare da un’altra parte.
– Ma cosa sta aspettando?
Silenzio.
– Non lo so. Ma so che arriverà.
– Non ha senso!
– Quanto le devo?
– 1 euro
– Ecco a lei.
Mi giro e imbocco la via dell’uscita.
– Scusi!
La cameriera mi blocca per un braccio e mi costringe a girarmi. La guardo, ha dei bellissimi occhi blu.
– Se dovesse arrivare qui, che le devo dire?
– Di aspettare, tornerò presto.
Sorrido, questa volta davvero. Apro la porta e sparisco in una pioggia sottile.

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