Pezzi di vita

Terzo.

“Sono 15 euro e 80 centesimi”
“Aspetti”, sfila con calma il portafoglio dal morale della giacca.
Il gesto, morbido, è interrotto dallo sbiascichio maleducato della commessa.
“15..20, 30, 40..” “Mi dispiace, ho solamente 15 euro e 70 centesimi”
La commessa ha smesso di masticare la cicca alla liquirizia ma in compenso guarda il vecchio con due occhi enormi, di dissenso.
“Potrei portarle i 10 centesimi la prossima volta, oppure domani se preferisce, vengo sempre a fare la spesa qui.” un sorriso pieno di rughe accompagna la frase.
“Posi qualcosa, se non ha i soldi non la posso far passare.”
Il vecchio sospirò. Prese un cartone del latte e lo porse alla commessa.
“Fanno 14 euro e 70 centesimi.”
“Ecco a lei” la sua calma è sorprendente.
“Arrivederci” gli porge lo scontrino già accartocciato.
“Arrivederci, stronza.”
“Come ha detto?!”
“Ho detto: STRONZA.”
Il vecchio si gira ed esce dal supermercato.

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Pezzi di vita

Primo.

Il bagno bianco, le mattonelle riflettevano un poco di luce. Un corpo moribondo che penzolava davanti al gabinetto; un sospiro profondo con la testa reclinata. Se ne  stava lì, con il cazzo in mano e all’incirca trecento milioni di spermatozoi buttati letteralmente nel cesso.
Trecento milioni di potenziali bambini, persi in eterno. Un gesto disumano, a pensarci bene.
Era un assassino in piena regola, ma in quel momento non gli importava un granché; pensava a quel mucchio di stronzate con un sorriso ebete a bocca storta.
“Esci da quel bagno!” la mamma aveva fatto il ragù e l’odore di carota e sedano soffritti si mischiava a quello del sudore affannoso su quelle matonelle bianche.
“Arrivo mamma” la voce gli uscì strascicata, sembrava ubriaco; sua madre aveva sicuramente capito cosa stava facendo chiuso in bagno, non avrebbe commentato in nessun modo: la mamma è pur sempre la mamma.

Secondo. 

Con quelle gambe penzoloni pareva ridicolo. Si guardava le gambe che oscillavano ad ogni curva della macchina, aveva appena deciso che il seggiolino non l’avrebbe più messo in vita sua. Pareva ridicolo.
Poi fosse l’unico problema il seggiolino, quel golfino rosa salmone non gli piaceva; era per questo motivo che teneva il broncio a sua madre da circa mezz’ora: braccia incrociate, gambe penzoloni che sbucavano dal seggiolino e la testa inclinata, a nascondere il viso tetro.
“Non fare così, sei così carino!” la mamma è sempre la mamma.
Dai sedili dietro della macchina non giungeva risposta.
Trecento metri dopo la macchina si fermò davanti all’asilo, la mamma scese e accompagnò il piccolo fino all’entrata. Quel maglioncino rosa salmone faceva schifo.
“Che giornata di m..!” il bambino impara in fretta.

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