La sera

La sera è tutta un’altra cosa.
Alla radio sta passando De Andrè e le case a Milano sembrano sempre tristi con il buio, la città non dorme; la città è malinconica.
Sta pensando all’amore perso, partito lontano, verso il caldo magari, mentre lui è ancora qui; su quel balcone con un mozzicone di sigaretta tutto cenere, ormai. Il vento è tiepido e si sta bene. E’ una bella sera a Milano, malinconica ma bella.
“Amore che vieni, amore che vai”
De Andrè ha finito e torna a riposarsi, anche lui ha una sigaretta in mano, ma con quella lui ci muore ad ogni canzone, e rinasce poeta ad ogni sbuffo. Tu ci muori, e basta.

Forse non sarà neanche il mozzicone che tieni in mano ad ucciderti; lei è partita.

Miri il posacenere e chiudi la finstre.
Buonanotte, anima salva

Domani la città sarà rumorosa e tu con lei.
Vi rincontrerete un giorno, anzi una sera; se Iddio vorrà sarà una sera identica a questa.

autofila

Lettera ai genitori

Buongiorno,
volevo partecipare anche io al vostro risveglio, alla vostra colazione perché il tempo è prezioso tanto più se è con voi; tanto più se non torna indietro.
Purtroppo sono nel mio letto che dormo, quindi scrivo due righe di inchiostro che prenderanno il mio posto.
La carta si farà corpo e la penna sangue e io sarò con voi per il resto della giornata.

Passo il tempo chino nei miei libri al caldo di quelle pagine. Ma per mia enorme fortuna sento i passi su per le scale e la porta aprirsi sotto un tintinnio di chiavi. Le pagine si smaterializzano. I libri si disintegrano, che importanza hanno di fronte a quei passi? A quelle voci?

“Non so più il sapore che ha
quella speranza che sentivo nascere in me
Non so più se mi manca di più
quella carezza della sera
o quella voglia di avventura
voglia di andare via di la”

Posso dire che una carezza può essere quello che ci affanniamo a cercare per anni sudando, mangiandoci le mani, piangendo senza mai capire: quella carezza della sera è il senza della vita, il tocco di Dio (perché, a volte, Dio esiste).

“Bian coniglio, quanto tempo è l’eternità?”
“Alice, l’eternità dura anche un secondo.”

Quella carezza è il mio secondo di eternità.

Grazie.
(vostro figlio)