Condanna a morte

Non invidio nessuno a questo mondo.  E’ tutto così, scontato, già fatto, superato. Un biglietto obliterato e tenuto in tasca, fino a essere solo pezzi di carta sfranta.
E’ il compleanno di Tizio Caio: scrivi in bacheca.
Auguri 🙂 (il sorriso di convenzionalità, la società è divenuta una facciana di pixel sulla schermo di un computer :); occhi fissi, vacui e quel sorriso ricolmo di un qualcosa che istiga alla violenza.)
Grazie mille! 😀 (come se fosse una novità che ai compleanni la gente ti faccia gli auguri, come se quegli auguri ti cambiassero la vita, è un leggero solletico che riempie la tua giornata per poco più di cinque secondi e poi svanisce, come ogni giorno della vita in un pozzo nel quale non ritroverai mai più il sasso lanciato.)

Se al compleanno di Tizio Caio tu scrivessi in quella bacheca:

Vaffanculo! 🙂 (il sorriso non può mai mancare ai compleanni)
Tizio Caio rimarrebbe di certo più sorpreso e ripenserebbe tutto il giorno a quell’intervento; così facendo avrai donato un pensiero in più in una grigia giornata uggiosa di un uomo.
Si deve rompere una convenzionalità che ora mai è la nostra vita, non abbiamo più vite noiose ma uomini annoiati da una vita, che non è la nostra.
La piccola faccia da pagliaccio che è questa società nascosta dietro ad un dito che, ormai, è anch’esso in forma digitale e non riesce a nasconderci più.

La condanna a morte di tutto ciò sta tutta in un sorriso.
:).

Annunci

Vero?

Si scivola bene tra un cuore e l’altro,
Si pattina sull’apatia,
vero?
La cera è il miglior volto.
L’acciaio, il miglior sentimento;
le parole sono solo vento.
Le risate sono i nostri trattati,
filosofia da briciole di pane.
Ingrassiamo,
mangiamo e quando ci sentiamo vivi
è perché ridiamo.
Menzogne raccontate ai bambini,
ridiamo perché non sappiamo più che dire.
Vero?
Il silenzio è un sogno,
il denaro il nostro destino.
Le catene è la scrittura sulle nostre mani,
divenute di paglia.
Uomini di plastica, sciolta,
ai bordi della strade.

Sono il mio schiavo

Casse da morto che camminano in cortei a festa.
Siamo gli schiavi di tutto ciò che è nostro.
Siamo i poveri stupidi.
Allodole che sbattono la testa contro la morte.
Uomini? Mai!
L’uomo non è mai stato così inumano.
Perdiamo pezzi di noi ad ogni canale televisivo,
vetrina di negozio,
incidente stradale e
pagina di giornale.
Siamo il veleno della nostra vita.
Il rigurgito di una specie, che non è più neanche la nostra.
Sono il mio schiavo preferito,
in jeans Levi’s e cappelli di Prada.
Sono il morto che non si guarda allo specchio, per non piangere.

Idee in testa

Ho in testa ciò che non potrei non avere.
Parole che non conosco, invento emozioni
per poi non saper che dire.
Ho in testa tutto ciò che non mi serve.
Che serve?
Forse, non avere niente.

Ho in testa galoppo di corse e placidi mari,
spensierati veli, mani calde;
lacrime,
grida,
e rosso.

Ho in testa ciò che non si può capire,
ciò che non capisco.
Ho in testa te,
loro,
noi.

Che serve?
Forse, non avere niente.

Il sudato abbraccio di una vita che ti piace.